SGUARDO D’INSIEME
Il primo dato sintetico
che emerge dalla lettura dei risultati degli scrutini finali è
la conferma del trend positivo della valutazione degli alunni del
nostro istituto. Preso come punto di partenza l’anno scolastico
2005-2006, in cui la percentuale di successo scolastico era inferiore
a quella d’insuccesso (alunni non promossi + alunni con debito
scolastico), 46,19 contro il 53,81, la percentuale di alunni promossi
è aumentata di oltre 15 punti: 61,50% di promossi, contro
il 38,50% di alunni non promossi o sospesi.
In riferimento alla percentuale di alunni non promossi negli istituti
secondari di secondo grado, inoltre, il dato del nostro istituto
è decisamente inferiore (quasi la metà) rispetto al
dato nazionale, pubblicato dal MIUR:
Dato nazionale: 17,8%
I.T.G. “Masi”: 10,26%
A quali fattori
va attribuito questo risultato decisamente incoraggiante e gratificante?
E inoltre, quale significato esso assume rispetto ai livelli di
competenze, richiesti dal MIUR e misurati secondo standard europei
(modello OCSE-PISA di riferimento per la fascia dell’obbligo)?
I dati di seguito
proposti non forniscono risposte univoche, ma possono aiutare a
capire meglio alcuni cambiamenti significativi in atto nel nostro
istituto e a meglio focalizzare alcune criticità in esso
presenti al fine di formulare ipotesi motivate per il miglioramento
dell’azione educativa nei prossimi anni scolastici.
GUIDA ALLA LETTURA DEI DATI
Dai dati iniziali
sono stati eliminati tutti i voti che non prevedevano una classificazione
numerica o che erano ininfluenti:
i giudizi di religione
tutte le valutazioni espresse con N.C.
i voti di educazione fisica e di condotta, perché tutti positivi
(voto = o >6 );
Inoltre:
la comparazione dei voti è riferita a dati resi omogenei:
accorpamento in un unico voto per le valutazioni del primo trimestre
(media tra voto orale, scritto e/o grafico) e voto unico espresso
direttamente dai docenti, nello scrutinio finale;
la mappa del rischio (= non promozione), proposta nel primo trimestre
per la previsione di fine anno è sovrastimata rispetto ai
criteri di non promozione definiti collegialmente. La mappa di rischio,
infatti, fa riferimento ad alunni che hanno riportato cinque o più
insufficienze gravi (< 5), mentre per il Collegio bastano quattro
insufficienze gravi per non promuovere. Nonostante tale restrizione
il numero di alunni non promossi è inferiore alla stima fatta
nel precedente report.
I dati riguardano solo gli studenti frequentanti i corsi antimeridiani,
complessivamente nr. 507 studenti.
Nelle pagine che
seguono sono riportate le tabelle ed i grafici che sintetizzano
i principali risultati dello studio:
tabella riepilogativa relativa ad alunni promossi, sospesi e non
promossi, raggruppati per classi e per totali biennio e triennio
(tavola 1);
confronto analitico per classe, con esclusione delle classi quinte
(tavole 2-6);
confronto mappa alunni a rischio(dati riferiti al primo trimestre)
e risultati effettivi di fine anno: dati sintetici (tavola
7) e analitici (tavole
8-11);
incidenza dei PON su alunni a rischio, relativamente ad alcune discipline:
Scienze-Chimica, Fisica, Matematica (tavola
12);
esito complessivo scrutinio finale (tavola
13) dati alunni promossi, non promossi e sospesi;
tabelle riguardanti la media e la varianza dei voti espressi nello
scrutinio finale.
La lettura dei dati
invita a un cauto ottimismo. I dati, infatti, sembrano premiare
una sobria “riforma” fatta di attenta organizzazione,
trasparenza nell’amministrazione, coinvolgimento progressivo
degli studenti e delle famiglie nell’azione educativa, interventi
massicci di attività a sostegno delle carenze evidenziate
dagli studenti nel corso dell’anno, attraverso i PON, le attività
integrative, l’alternanza di scuola lavoro, gli interventi
di recupero, gli sportelli didattici, sebbene spesso disattesi,
questi ultimi, in percentuali piuttosto alte dagli alunni medesimi.
Interessante è
come l’insieme dell’attività didattica e delle
iniziative che l’accompagnano, sia percepito positivamente
dalle famiglie, cui il questionario è stato rivolto, e la
grande fiducia (o delega?) che esse ripongono nel nostro istituto,
riconoscendogli un ruolo importante e determinante nella trasmissione
dei saperi, nella preparazione professionale, nella crescita umana
e civile dei propri figli. La cosa è ancor più sorprendente
se si considera che la scuola è oggi delegittimata nel suo
compito istituzionale e trattata come un’azienda in bancarotta
meritevole di biasimo e di drastici tagli per il cattivo uso che
fa delle proprie risorse materiali, umane e formative.
Il Piano integrato,
messo a punto per il prossimo biennio scolastico 2009-2010 e 2010-11,
recepisce le criticità emerse negli anni precedenti e durante
la fase di elaborazione della Scheda di autodiagnosi e costituisce
una grande opportunità di cambiamento, anche per la più
razionale gestione dei tempi e dei modi d’intervento finalizzati
sia all’acquisizione delle competenze chiave che alla sollecitazione
delle eccellenze.
CRITICITA’
Alto numero d’insufficienze nel primo trimestre
Scarsa efficacia dei moduli recupero di 15 ore a causa dell’alto
numero di assenze e/o di risultati negativi;
Uso improprio dello sportello didattico - ridotto a una cattiva
copia del corso di recupero - sia per l’errata identificazione
dei destinatari sia per la collocazione temporale (concentrazione
negli ultimi tre mesi dell’anno scolastico)
Assenza di prove comuni di valutazione degli apprendimenti disciplinari.
PROPOSTE PER IL PIANO DI MIGLIORAMENTO
Due sostanzialmente sono le direzioni
verso cui questo istituto deve muoversi nel prossimo biennio:
la prima consiste
in un’azione educativa e formativa, ampia ed articolata, basata
sulla prevenzione piuttosto che sul recupero affannoso e inefficace
nel corso dell’anno;
la seconda, un corollario
della prima, mira al superamento della logica degli “interventi
paralleli”. La delega degli insuccessi o delle eccellenze
agli interventi pomeridiani (PON, recuperi e sportelli didattici)
può essere perversa e controproducente. Un’innovazione
che dovesse passare attraverso gli interventi straordinari dei PON,
affidata prevalentemente agli esterni, potrebbe innescare un conflitto
educativo e segnare il fallimento dell’attività curriculare.
In particolare, in riferimento alla
situazione delle numerosissime carenze diffuse, che in genere caratterizza
i risultati del primo scorcio dell’anno, è auspicabile
pensare a:
strategie didattiche
alternative che valorizzino il ruolo attivo dell’alunno nell’apprendimento;
attività
interdisciplinari per il rinforzo delle competenze trasversali;
sportello didattico
o studio guidato, in itinere, in rapporto alle reali esigenze degli
alunni;
moduli specifici
per competenze disciplinari di base (sul modello PON);
prove di verifiche
comuni (per disciplina e per classi parallele) sulla base di criteri
di valutazione condivisi.
Foggia 17/06/2009
Prof. Mario Scelsa
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