IMPARO AD IMPARARE ALLA PARI
Responsabile |
Il Dirigente Scolastico: Prof.ssa Carla Maria D'Orta
Tutor |
Prof.ssa Vincenza De Mutiis
Esperto |
Prof. Giuseppe Rosini
Durata |
30 ore
Documentazione didattica |
Rilevazione delle abilità comunicative, delle capacità di
autoanalisi e delle conoscenze di base
1. Somministrazione test d'ingresso nei vari ambiti disciplinari,
per la valutazione delle conoscenze di base:
- Definisci che cosa è un testo e precisa la differenza tra testo
poetico e testo in prosa
- La più antica magistratura Romana era il Senato. Da chi era composta
e quali erano i suoi compiti?
- Che cosa è un polinomio?
- Descrivi il moto uniformemente accelerato
- Indica i vantaggi e gli svantaggi delle rappresentazioni assonometriche
- Indica le differenze tra vettori liberi e vettori applicati
2. Somministrazione test di autoanalisi
MI PRESENTO
- fuori dalla scuola
- i miei interessi
- Le mie attività
- Le mie aspettative
- a scuola
- i miei interessi
- Le mie attività
- Le mie aspettative
Le mappe concettuali
Punto di partenza la parola chiave “TESTO”.Le
varie tipologie di testo.Individuazione delle peculiarità di ciascun
tipo di testo.Focalizzazione del testo narrativo e delle sue caratteristiche.Divisione
del testo in paragrafi; individuazione dei concetti più “importanti”.
Le mappe concettuali : caratteristiche e potenzialità.Predisposizione
di una mappa; organizzazione gerarchica e collegamenti tra i concetti.
Uso del software WINCMAPTOOLS per la realizzazione di mappe concettuali.
Verifica sulla capacità di produrre una
mappa concettuale partendo da un testo
Testo argomentativo proposto: “La Rivoluzione Informatica”
- individuazione dei concetti e delle proposizioni
- rappresentazione schematica della mappa su carta
- realizzazione sul PC dellamappa utilizzando il software WINCMAPTOOLS
studio di gruppo
“La società feudale” (una società tripartita;
aristocratici e cavalieri; la condizione dei contadini, il clero).
“La Chiesa nel medioevo” (il ruolo della chiesa e il suo potere
politico; il monachesimo; il movimento per le riforme ecclesiastiche; la
lotta per le investiture).
Diventare autonomi
OTTICA
- La propagazione della luce.
- La riflessione.
- La rifrazione.
- Le lenti.
- Gli strumenti ottici.
Usiamo le TIC
Geometria delle masse.
Baricentri.
Momenti del secondo ordine.
Ricerca del momento d’inerzia di una figura composta con l’uso
del foglio di calcolo.
Ricerca del momento d’inerzia di una figura composta con l’uso
del CAD.
Risoluzione di un problema di Costruzioni con il CAD
Assegnata una figura piana complessa, gli allievi avrebbero dovuto restituirla con il Cad e dopo aver trasformato la figura in una regione, interrogarla sulle proprietà di massa, per determinare il baricentro, gli assi principali d’inerzia ed i momenti d’inerzia. in una seconda fase avrebbero dovuto impostare un foglio di calcolo per la verifica dei risultati ottenuti con il Cad e quindi comporre su un unica pagina tutti i risultati ottenuti.
COMPETENZE |
- Capacità di acquisizione, di elaborazione e assimilazione di nuove
conoscenze e abilità.
- Capacità di attivare "il pensiero produttivo" attraverso
percorsi metacognitivi relativi ai vari contesti e settori.
- Capacità di organizzare il proprio apprendimento sia in modo autonomo
che in modo collaborativo.
- Capacità di utilizzare le preconoscenze come "mattoni cognitivi".
TEST DI INGRESSO |

STUDIO DI GRUPPO - USO DI MATERIALI DIDATTICI STRUTTURATI + ASSISTENZA |
LA SOCIETÁ FEUDALE
Una società tripartita
Nell’Alto Medioevo. i fenomeni politici ed economici che diedero
origine al feudalesimo determinarono anche la formazione di una struttura
sociale specifica. La ricerca della protezione di un potente per sfuggire
all’indigenza e alla paura, l’affermazione di vincoli di dipendenza
da uomo a uomo, la diffusione del vassallaggio condussero a una società
fortemente gerarchizzata e, nella sostanza, ripartita in tre ordini, secondo
la distinzione operata fin dall’XI secolo da Adalberone, vescovo
di Laon: sacerdoti, guerrieri, contadini. La divisione di Adalberone faceva
riferimento alle funzioni dei tre ordini:
per i sacerdoti la preghiera, per i guerrieri il combattimento, per i
servi, in linea di massima, il lavoro della terra: ogni gruppo era incaricato
di svolgere attività necessarie per la sopravvivenza degli altri,
secondo l’ideale cristiano, Il clero era situato al primo posto
della gerarchia, con evidente riferimento alla sua posizione preminente
nella società cristiana. Al secondo posto, con compiti di difesa
della Chiesa e del popolo, si collocava l’ordine dei guerrieri,
che Adalberone assimilava alla nobiltà. Si trattava, in realtà,
di un ordine dalla struttura molto complessa, per la presenza di forme
diverse di poteri locali: re, duchi, conti.
Molti cavalieri, inoltre, non possedevano né terra né prestigio
e potere che potessero conferire loro il titolo nobiliare. All’ultimo
gradino della scala sociale vi erano i servi, una categoria che comprendeva
tutti i lavoratori dipendenti: i contadini, ma anche artigiani, mercanti,
funzionari statali.
Aristocratici e cavalieri
Con il passaggio dall’economia agraria della tarda antichità
all’economia curtense dell’Alto Medioevo, il possesso della
terra continuò a costituire un criterio fondamentale di appartenenza
all’aristocrazia. L’instabilità che caratterizzò
buona parte del Me-dioevo (connessa con la precarietà del possesso
di beni), per cui si potevano avere rapide ascese e altrettanto rapide
e rovinose cadute, favori la trasformazione di una generica aristocrazia
terriera - basata sui privilegi derivanti dal possesso di beni - in nobiltà,
la quale al possesso di beni doveva accompagnare uno statuto giuridico
che confermasse e ribadisse agli eredi i propri privilegi. Ma la nobiltà
di diritto vera e propria si sviluppò solo a partire dal XIII secolo;
per il periodo precedente gli storici preferiscono parlare in modo più
generico di un’aristocrazia socialmente aperta, una nobiltà
di fatto, che grazie all’istituto della cavalleria, come vedremo,
andò trasformandosi sul lungo periodo in una nobiltà di
diritto.
Il Medioevo feudale era basato su forme politiche di dominazione rurale
poste in essere da un ceto dominante che si distingueva per uno stile
di vita cavalleresco-signorile. Signori e cavalieri risiedevano nei castelli
sparsi per la campagna, dove si delineavano rapporti sociali improntati
a un codice di comportamento estremamente formalizzato dal cerimoniale
di corte. La cavalleria fu dapprima composta dai figli cadetti (minori)
delle grandi famiglie aristocratiche. che, non potendo ereditare il feudo,
tendevano a crearsi potere e prestigio personale distinguendosi in operazioni
di guerra o in avventure e scorribande. A volte poteva anche capitare
che i cavalieri riuscissero a ottenere un possesso fondiario che permetteva
loro di divenire signori territoriali. Ma i cavalieri potevano anche essere
reclutati direttamente dal signore tramite l’istituto del vassallaggio.
Con l’investitura si instaurava un rapporto reciproco ma non paritario.
La fedeltà giurata dal vassallo comportava l’obbligo di servire
in guerra e di partecipare alle assemblee convocate dal signore. Non era
un rapporto paritario perché il vassallo era subordinato alla volontà
del signore, ma era reciproco perché il signore in cambio della
fedeltà concedeva al vassallo la sua protezione, l’usufrutto
di una terra (feudo), l’esonero dagli obblighi bannali (la bannalità
era il diritto del feudatario di imporre lo svolgimento di attività
agricole), l’equipaggiamento, l’addestramento e il mantenimento.
Se il vassallo non assolveva i suoi compiti. o veniva meno al giuramento
di fedeltà, si marchiava dell’ignominioso delitto di fellonia
che poteva comportare la confisca del feudo. D’altra parte il vassallo
poteva negare al signore la fedeltà quando questi non ottemperava
ai suoi impegni. La nuova forma di reclutamento dei militi - che non avveniva
più per chiamata generale alle armi, ma per giuramento di fedeltà
da parte di un vassallo a un potente signore determinava, inoltre, l’ingresso
nella cavalleria anche di avventurieri delle armi, veri e propri professionisti
della guerra. Il vassallo, dunque, e non solo l’esponente cadetto
di un’aristocrazia già affermata, poteva diventare cavaliere.
La formazione di poteri locali anche in ambito ecclesiastico portò
inoltre alla nascita di una classe di cavalieri al servizio dei vescovi
con compiti di difesa. il cosiddetto miles Christi era un cavaliere proveniente
da una classe superiore di contadini, in cui valore militare e virtù
cristiana dovevano coincidere.
La condizione dei contadini
La cellula dell’economia agricola altomedievale (fino a tutto il
X secolo) era la villa, il grande possedimento fondiario che com-prendeva
edifici e terreni a formare un insediamento rurale. Nelle ville vivevano
e lavoravano i contadini: i coloni, che coltivavano piccoli poderi in
regime di semilibertà, e i servi casati. cioè quei contadini
che possedevano un’abitazione. Entrambi erano vincolati alla terra
dalla volontà del signore; erano infatti costretti a rimanere nei
mansi e a coltivarli, e sporadiche, almeno al principio, erano le possibilità
di affrancamento (cioè di liberazione dalla condizione di servitù).
I terreni gestiti direttamente dal signore erano coltivati da altri contadini
detti prebendari, perché ricevevano come compenso solo una prebenda,
vale a dire una ricompensa che, in questo caso, consisteva nel vitto e
nell’alloggio. Nei casi in cui si richiedeva lavoro aggiuntivo (lavori
stagionali: semina, mietitura, ecc.), i signori facevano ricorso a coloni
e servi casati, che erano infatti tenuti a prestazioni di lavoro gratuito,
le corvées.
Man mano che il signore assunse funzioni più ampie, e le ville
si trasformarono in signorie fondiarie, il rapporto di subordinazione
dei contadini nei confronti del signore si accentuò. Questi per
sopravvivere potevano contare unicamente sulla magnanimità del
padrone, dal momento che dipendevano da lui per tutte le fasi del processo
agricolo: terra, sementi. attrezzi erano infatti di proprietà padronale.
I contadini a livello giuridico appartenevano a due categorie ben distinte:
i servi e i liberi, ma di fatto la distinzione non era cosi marcata.
I servi, privi di ogni diritto, si trovavano in uno stato di dipendenza
assoluta dal padrone. Erano di proprietà del signore come qualsiasi
altro bene, facevano parte del suo patrimonio personale e come tali potevano
essere ceduti in eredità ai suoi successori. Lavoravano sui terreni
del signore, oppure potevano gestire un podere come servi casati, ma non
potevano lasciare la terra se non in seguito ad affrancamento.
I contadini liberi beneficiavano della libertà giuridica, ma come
i servi erano soggetti alle angherie del signore (l’angaria era,
per l’appunto. l’imposizione indiscriminata di diritti signorili)
e la loro condizione economica non era migliore. Servi e liberi erano
inoltre accomunati dalla medesima condizione economica di pura sussistenza.
Da questa confusione tra servi e liberi ebbe origine la definizione di
servi della gleba (che significa «servi della terra»), estesa
poi a indicare genericamente i contadini nell’Età medievale,
ma oggi considerata dagli storici inadeguata a definire tutta una categoria.
Recenti studi hanno infatti dimostrato che la posizione sociale dei contadini,
pur in un quadro di pesante subordinazione sociale, era più fluida
di quanto si credesse in passato, pertanto non sempre è possibile
parlare di immobilismo forzoso della classe contadina, indicato appunto
con la definizione di «servi della gleba».
Il clero
Il modello sociale proposto da Adalberone dava risalto a una potente e
spesso autonoma classe sociale, gli oratores: coloro che pregano. Adalberone
con il termine oratores intendeva tutta la gerarchia clericale, la quale
affiancava la nobiltà nel comando e nell’organizzazione del
lavoro nelle campagne e nelle città. Nel periodo della decadenza
delle città, il vescovo, che era il cupo di una Chiesa locale,
poteva essere l’unica autorità politica e comportarsi di
conseguenza come un signore territoriale, deciso a esigere la fedeltà
dei sudditi legandoli a sé tramite rapporti vassallatici. Parallelamente,
nelle campagne, in seguito al disfacimento delle strutture agrarie dell’impero
romano, le comunità religiose si trovarono a dovere esercitare
anche i poteri economici e a rivestire ruoli sociali di prestigio. Le
famiglie aristocratiche non erano estranee al processo che vide aumentare
costantemente la grande proprietà ecclesiastica; era infatti negli
intenti delle grandi stirpi nobiliari fare delle istituzioni ecclesiastiche
strumenti del loro potere. La nobiltà tendeva ad allargare il proprio
potere destinando i propri figli cadetti alla carriera ecclesiastica.
All’inizio, la simbiosi tra Chiesa e aristocrazia, dovuta proprio
alla provenienza aristocratica di molti esponenti dell’alto clero
oltre che da convergenze di interessi, decretò l’enorme sviluppo
della ricchezza delle istituzioni ecclesiastiche, che si legarono sempre
di più al potere.
Oggi tutti gli storici valutano la diffusione del cristianesimo nella
società medievale come un fatto di estrema importanza, che ebbe
ripercussioni sull’organizzazione sociale. Si trattava infatti di
un sistema di subordinazione, disciplina e controllo, perfezionato dall’organizzazione
gerarchica e potenziato da un apparato di riti e cerimonie che consentiva
l’affermazione del potere. Compito principale del clero era appunto
la cristianizzazione dell’Europa. Divenire cristiani comportava
l’accettazione di norme vincolanti, ma anche l’acquisizione
di una nuova sensibilità e di nuovi modelli culturali. Per molti
versi tutto l’Alto Medioevo può essere visto come un periodo
segnato dal disciplinamento: dal rapporto vassallatico al rapporto di
dipendenza morale dalla legge divina, sempre troviamo in atto meccanismi
volti ad ammaestrare e sottomettere. Altra fondamentale funzione della
Chiesa, connessa al compito dell’evangelizzazione, era l’istruzione.
I monasteri erano i luoghi dove era impartita l’istruzione ai futuri
monaci e talvolta divennero centri di irradiazione della cultura. L’enorme
crescita del potere temporale dei vescovi aveva determinato un aumento
della presenza sociale del clero, così che i laici si trovavano
continuamente a contatto con il mondo ecclesiastico. Si può dire
che l’uomo medievale vivesse in un clima di religiosità diffusa
e che egli stesso ne fosse partecipe: le condizione precarie di vita,
l’attesa della fine del mondo che aveva se-gnato gli ultimi anni
del primo millennio, la paura dell’aldilà lo legavano a forme
di religiosità popolare che si esprimevano in vari modi: penitenza,
digiuno, pellegrinaggi, fino a forme di devozione estreme come l’autoflagellazione
(i devoti si punivano dei loro peccati procurandosi ripetutamente ferite
con la frusta).
VERIFICA SULLA CAPACITA' DI PRODURRE UNA MAPPA CONCETTUALE PARTENDO DA UN
TESTO - ESERCITAZIONE PRATICA |
La parola tecnologia o, più semplicemente, tecnica deriva dal greco tekne che significa “lavoro fatto con abilità, con l’uso di macchine”; progresso dal latino progredi, “camminare in avanti”. Un’ideologia molto diffusa soprattutto nell’Occidente tende a identificare i due aspetti, una teoria di minoranza diametralmente opposta ma che va prendendo piede vede, al contrario, nello sviluppo tecnologico la radice di ogni male. Come spesso accade, a nostro parere, la tendenza a semplificare tutto in una alternativa fra bianco e nero senza prendere in considerazione le tonalità intermedie non aiuta a capire e a decidere. Gli antichi Greci, i Romani e gli Europei in genere non tenevano in grande considerazione la tecnica, altri erano i valori apprezzati dal mondo dei nobili: e questa situazione durò fino alla fine del Seicento.
Già dal secolo precedente però si era assistito a uno sviluppo graduale ma inarrestabile della scienza e della tecnica, che culminò nella cosiddetta Rivoluzione Industria! e della metà del Settecento L’invenzione della macchina a vapore e la sua introduzione nell’industria gettarono le basi di quella rapidissima espansione della produzione cui si accompagnava la trasformazione del mondo, che per la prima volta cambiava completamente volto ad opera dell’uomo. Ne derivò un aumento della ricchezza materiale e del benessere: fu in questo clima che incominciò a fiorire l’ideologia che attribuiva alla sola tecnica il compito di realizzare il progresso dell’umanità. E che l’uomo debba molto al progresso tecnico ci sembra indiscutibile: per rendersene conto, basterebbe immaginare come diventerebbe la vita senza mezzi di trasporto, senza mass-media, in condizioni abitative, sanitarie, igieniche e soprattutto alimentari precarie e senza tutti quei beni che l’industrializzazione permessa dalla tecnica ha dato all’umanità, o meglio ai Paesi in cui questo sviluppo è avvenuto (sappiamo che la maggior parte del mondo è ancora in via di sviluppo).
Il progresso tecnologico e l’industrializzazione hanno però comportato anche dei lati negativi.
Il problema del rapporto fra scoperte tecnico-scientifiche e morale si pose in termini evidenti e drammatici agli scienziati che portarono ad altissimo livello gli studi e la sperimentazione sull’energia atomica, pensando che se ne sarebbe fatto un buon uso. Esemplare è il caso dell’americano Oppenheimer, il quale diresse le ricerche che condussero alla costruzione della prima bomba: divenuto successivamente sostenitore della messa al bando degli ordigni nucleari, fu infine rimosso da ogni incarico di ricerca.
Nel progresso tecnico, dunque, c’è un lato positivo e un lato oscuro. Nessuno dei due può essere ignorato. Pensiamo al caso della televisione: oggi molti si lamentano dei mali connessi alla sua diffusione. Ma sarebbe migliore un mondo in cui la televisione non esistesse, o perderemmo invece possibilità positive ancora più importanti?
Non si tratta, dunque, di pronunciarsi pro o contro il progresso tecnico (anche perché finora nessuna invenzione applicata o tecnologia diffusa è mai stata abbandonata se non per una ancora più avanzata) ma di domandarsi come fare un uso corretto degli strumenti nati da esso: ed è un problema da porsi sul piano planetario come nelle nostre scelte individuali, usando sia la ragione che il cuore.
