P.o.r. Misura 3.6 2006 azione a
Modulo 3 - Motivazione - Attività espressiva
Laboratorio teatrale svolto presso il Teatro dei Limoni

Programma di lavoro

• Presentazione del corso e del programma.
• Conoscenza degli alunni attraverso esercizi di brain-storming.
• Educazione e uso della voce.
• Lo studio dei risonatori.
• Il movimento scenico: le regole dello spazio scenico.
• Elementi di dizione.
• Il concetto di verità nel teatro: raccontare una storia.
• La commedia dell'arte: monologhi e dialoghi.
• Il teatro raccontato: lavoro su Novecento.
• Giochi di gruppo sull'espressività e sulla disinibizione.
• La comicità.
• Il Cyrano de Bergerac: studio.
• Realizzazione di un backstage.

Relazione artistica sull'attività svolta

Nell'ambito del percorso di inizio alla formazione e animazione teatrale, le prime lezioni sono state dedicate alla conoscenza e alla presentazione del corso e dei frequentanti.
Questa prima fase, apparentemente evanescente, in realtà definisce subito il contorno della personalità dei ragazzi frequentanti, le loro aspettative, chiarisce in parte le motivazioni che hanno spinto loro ad accettare di frequentare un corso di teatro.
Si è preferito creare un clima informale, capace di non inibire i ragazzi, e nei primi colloqui si è dato spazio alla loro esperienza e alle ragioni di questa scelta.
I risultati sono stati la voglia di aprirsi ad argomenti che durante l'orario scolastico hanno difficoltà a vivere, probabilmente anche perché il loro linguaggio non rispecchia i canoni richiesti nell’ambito scolastico.
Il momento di presentazione di se stessi è una prima tappa importante.
A turno, sotto i riflettori di un faro, seduti su di una sedia, hanno parlato di sé, partendo dal loro nome e cognome, da cosa gli piaceva e cosa non sopportavano, i sogni che avevano. Da soli si sono resi conto della strana difficoltà nell’esprimere le proprie opinioni quando tutta l'attenzione è rivolta verso uno di loro. Si è cercato di far capire uno degli aspetti fondamentali del teatro: quello della verità in scena. Il senso del teatro è raccontare una storia, con i mezzi e la tecnica che si impara in un lungo percorso di studio.
I ragazzi si sono mostrati molto recettivi, e nelle successive lezioni si è cominciato a dare una prima infarinatura tecnica. Sono stati introdotti all'uso della voce (studio dei risonatori) attraverso esercizi di gruppo, sulle intonazioni e sull'espressività, sulla gestualità e il movimento in scena, piccoli elementi di dizione attraverso letture di gruppo, e si è giocato con dei piccoli estratti dalla commedia dell'arte (nello specifico Raccomandeur e Sganarello di Moliere) per cercare una certa disinibizione sul palco.
Alcuni esercizi di respirazione sono stati alla base della ricerca della pulizia della parola, peraltro molto complicata, vista la notevole difficoltà incontrata nei ragazzi sia nella comprensione che nel lessico personale.
Il palco ha rappresentato, per loro, un luogo più sicuro rispetto all’inizio, hanno cominciato a calpestarlo apprezzandone i rumori, la magia della scena, del semplice alzarsi e abbassarsi di un faro, gustando la possibilità di avere un'occasione per poter esprimere, attraverso le parole di qualcun altro, le proprie sensazioni ed emozioni.
In questo si sono dimostrati molto capaci, dando assoluta libertà alla loro espressività, caratteristica fondamentale per chi si avvicina al mondo del teatro.
Gli alunni si sono cimentati con un testo più difficile, ma probabilmente più vicino alle loro storie, e non solo perché è uno scritto contemporaneo.
Per un paio di lezioni abbiamo insieme letto e raccontato Novecento di A. Baricco, epopea sognante del più grande pianista che abbia mai solcato l'oceano.
Molto attenti e incuriositi, hanno compreso la difficoltà di catturare l'attenzione di uno spettatore e catapultarlo nel pieno di una storia.
L'importanza della frase iniziale, spesso in un monologo il passo fondamentale e il più rischioso, su cui si basa l'intensità che l'attore vuole dare ad una storia, è stato alla base di questo esperimento di teatro raccontato, o come si usa dire, teatro di narrazione.
In ultima analisi, e fino alla fine del laboratorio, si è scelto il Cyrano de Bergerac, come tentativo di unire la commedia dell'arte al teatro di narrazione, naturalmente nel rispetto e nella coscienza delle possibilità e delle capacità dei ragazzi.
Il carattere di Cirano, a volte irruente, anticonformista e sprezzante dei compromessi che il potere induce ad accettare, li ha identificati con l'eroe dal grosso naso, innamorato senza possibilità di una donna che non vede la sua anima, se non in punto di morte.
Il duello, il monologo di Cirano all'amico Le Bret e la morte del grande spadaccino, sono stati i momenti che si è deciso di raccontare anche nel piccolo backstage prodotto.
Il risultato finale è un inizio di percorso. Un'esperienza che ha toccato dei punti molto importanti del loro caratteri, ha messo in discussione attraverso le storie raccontate, i loro valori, basati sulla vita fino ad allora vissuta. Li ha stimolati nella coscienza delle proprie opinioni, li ha resi un po' più capaci di critica nei confronti di dogmi personali che sembravano inattaccabili.
La speranza è che possano continuare ad arricchirsi ed avvicinarsi sempre più al mondo del teatro, in modo da poter avere un'alternativa al vuoto culturale che vivono dopo la scuola.