P.o.r. Misura 3.6 2006 azione a
Prevenzione della dispersione - Recupero Educativo Personalizzato

Formazione formatori

Alla presenza del gruppo dei docenti che hanno partecipato alle giornate di formazione, si sono svolti gli incontri che avevano come oggetto un importante argomento di rilevanza strategica nel contesto scolastico: la dispersione scolastica. Gli incontri si sono svolti con modalità di gruppo interattivo che ha favorito il confronto e il racconto delle proprie esperienze nel corso dell'attività didattica. I docenti hanno interagito attivando le loro risorse e rapportandosi produttivamente agli argomenti in oggetto. Gli incontri sono stati divisi in due sessioni, la prima teorica e la seconda, più pratica, che ha coinvolto ogni membro in un dibattito e in un confronto. In ogni articolata vicenda esistenziale si sperimentano molteplici forme di disagio per le quali si richiede da parte dell’insegnante un compito di monitoraggio pedagogicamente orientato.
In molti casi però alcune situazioni particolari possono aggravare la condizione di disagio e farle oltrepassare i rassicuranti confini della cosiddetta "normalità". Non è un caso, infatti, che spesso per gli studenti il disagio equivalga ad una spirale progressiva che va da un malessere psicologico nei confronti della propria esperienza scolastica, ad una difficoltà evidente nel realizzare i propri obiettivi formativi, alla bocciatura, fino all'abbandono ed alla dispersione. Il disagio scolastico è uno stato emotivo non correlato significativamente a disturbi di tipo psicopatologico, linguistico o cognitivo, ma che si manifesta attraverso una serie di comportamenti di rifiuto delle attività scolastiche, tali da impedire l'utilizzo delle proprie capacità cognitive, affettive relazionali.
Il disagio scolastico è una manifestazione e un aspetto del disagio giovanile che può manifestarsi con varie modalità tra cui comportamenti di disturbo in classe, irrequietezza, difficoltà di concentrazione e di apprendimento, scarsa motivazione, abbandono, dispersione scolastica, accumulo progressivo dei deficit. Le situazioni a rischio devono essere tenute sotto controllo e la scuola e gli insegnanti occupano un posto di primo piano nell'organizzazione di strategie precauzionali. Senza dubbio non possiamo investire unicamente la scuola di tale funzione, non essendo l’unica agenzia preposta alla prevenzione ed all’intervento educativo.
La realizzazione di questo obiettivo non può essere compito unico dell'istituzione-scuola: la responsabilità formativa deve infatti essere condivisa anche dalla famiglia a cui spetta il primario compito della socializzazione ed alle istituzioni e servizi territoriali che dovrebbero essere sensibili alla costruzione di una società educante. Alla scuola però, spetta il compito di assumere, all'interno di un sistema formativo integrato, una chiara consapevolezza di questo compito, nella convinzione che il mantenimento di una funzione meramente trasmissiva comprometterebbe il suo ruolo formativo.
L'esperienza scolastica per quanto rivesta un ruoto centrale per la crescita di ogni individuo, non è accompagnata da quella motivazione ad apprendere che spingerebbe gli adolescenti ad investire le loro energie intellettuali in un percorso formativo intenzionale. Per aiutare gli studenti a “guarire dal mal di scuola" è pertanto necessario focalizzare la nostra attenzione sull'aspetto motivazionale come elemento di fondamentale importanza per il successo scolastico.
Una prospettiva educativa che voglia rapportarsi con la complessità dei fenomeni connessi al disagio e che ambisca ad intervenire consapevolmente ed a mettersi in contatto con le giovani generazioni, non può non agire sulla implementazione della motivazione. Le strategie sono plurime e vanno dal rafforzamento della motivazione, alla scelta di strategie didattiche personalizzate, all'intervento teso al rafforzamento del senso di self-efficacy. Il progetto educativo, in altre parole, deve creare le condizioni affinché ogni soggetto possa esprimere la propria singolarità ed autostima e possa attribuire significatività al proprio apprendimento. L’insegnante deve quindi predisporre le esperienze in classe in modo tale che gli alunni possano raggiungere un certo livello di autostima, necessario per far sviluppare loro delle aspirazioni conoscitive e formative, il docente deve investire risorse culturali ed energie personali.
Condurre l'insegnamento facendo riferimento alle motivazioni è sicuramente un metodo molto valido sia perché permette che l'alunno motivato si applichi con interesse al lavoro scolastico, ottenendo così maggiori successi nell'apprendimento, sia perché garantisce un miglior rendimento anche di quei soggetti con elevato livello di ansia. La partecipazione dell'alunno diventa in tal modo un elemento centrale nella costruzione del sapere, nella condivisione e nella trasmissione delle conoscenze.
Gli argomenti teorici hanno visto, nella loro centralità, la definizione della dispersione implicita, esplicita e sommersa e tutti gli aspetti concernenti tale tipo di difficoltà. In seguito ho cercato di porre l'attenzione sugli aspetti relazionali nei rapporto docenti-alunni insieme alla descrizione della fascia evolutiva, quella adolescenziale, in cui tale difficoltà viene a manifestarsi; infine ho trattato tutti gli aspetti comunicativi della relazione a due, il senso di autoefficacia con riferimento al problem soiving come strategia comportamentale.
La comunicazione è un fenomeno importantissimo che riguarda tuffi gli esseri viventi ed in particolare l'uomo il quale, in quanto “animale sociale” per eccellenza, non può fare a meno dì instaurare forme relazionali e rapporti di associazione. La conoscenza e padronanza di uno stile comunicativo efficace è pertanto essenziale per la creazione di rapporti di relazione e socializzazione e risulta indispensabile in un ambiente come quello scolastico. Lo stile comunicativo usato in ambito scolastico è infatti molto importante poiché può ricoprire una funzione di facilitazione o di ostacolo al processo di insegnamento-apprendimento. La problematica della comunicazione educativa si rivela quindi di estrema importanza nella delineazione della figura dell'insegnante e dei suoi rapporti con gli studenti, soprattutto quelli che presentano vissuti di disagio. La capacità di ascolto attivo che ogni insegnante dovrebbe sviluppare attraverso l'esperienza, inserisce così una metodologia nuova e trasforma la figura del docente che si pone come obiettivo quello di facilitare gli allievi a chiarirsi cognitivamente ed emotivamente, mettendoli in condizione di affrontare con più consapevolezza le diverse situazioni. Si sottolinea che lo stile comunicativo del gruppo classe risulta funzionale per la prevenzione della dispersione scolastica. Il momento della comunicazione costituisce parte integrante e imprescindibile dell'azione di insegnamento e si rendono necessarie sia un'analisi attenta del comportamento comunicativo in classe sia un'osservazione sistematica degli errori di comunicazione nella prassi scolastica, garantendo il proprio contributo al processo di apprendimento e di formazione in termini di relazioni. In questo modo, l'insegnante influenza i comportamenti degli allievi utilizzando il proprio. Il processo di influenza è tanto più ovvio ed evidente quanto più chi è coinvolto nell’interazione si pone in una situazione di interdipendenza e di dialogo alla pari.